Vergogna, Bianchini e Trombetta vampirizzano Riccardo Muti nel loro libro contro Mozart

di Mirko Schipilliti

Si strumentalizzano considerazioni di personaggi illustri, anche a noi contemporanei come Riccardo Muti, decontestualizzandole. E Muti lo sa che compare in questo libro? Ha autorizzato gli autori?

«Il Maestro Muti» (vol. II, p. 268) si scrive invece “Il Maestro Riccardo Muti”, intanto. E poi: «Il Maestro Muti ha segnalato analogie di Così fan tutte con Il ritorno di Don Calandrino di Cimarosa», aggiungendo che «ebbe a dire a un giornalista che ‘Mozart non è piovuto dal cielo’».

Non è esatto: la fonte è l’articolo “L’impegno di Riccardo Muti per la riscoperta dei grandi compositori della scuola napoletana del ’700”, apparso il 13 gennaio 2013 (i due falsari riportano solo genericamente il sito che ospita il pezzo, famedisud non certo specializzato in materia), che non è un’intervista a Muti, e non è chiaro da dove si estrapolino alcune sue dichiarazioni (vi leggiamo «così ha dichiarato non molto tempo fa», e a chi?), e dove egli affermerebbe che «un noto personaggio tedesco ha detto una cosa che mi è rimasta impressa e mi conforta molto: “Dopo l’ascolto di quest’opera ho capito che Mozart non è piovuto dal cielo”».

È un po’ diverso. Il maestro ricorderebbe quindi di essere stato colpito da quella frase detta da altri.

«E a Salisburgo sento molto spesso il pubblico dire: Ci pare di sentire Mozart. Solo che questa musica è stata scritta oltre un decennio prima» (vol. II, p. 268).

Ma la dichiarazione integrale di Muti è la seguente, e con un tono ben diverso (soprattutto nella conclusione evidenziata fra fra virgolette alte):

«solo che questa musica è stata scritta oltre un decennio prima che Mozart scrivesse “i suoi grandi capolavori con Da Ponte”».

Beh, ce ne vuole per dedurre la presenza di «analogie» da riflessioni come queste, ma soprattutto Muti esprime chiaramente un giudizio entusiasta anche per la musica di Mozart.

In pratica si compiono ben quattro gravissimi errori: si impiegano fonti non autorevoli né verificate, si interpreta a proprio piacimento una considerazione, si attribuisce a Muti tout court un’impressione che egli dichiara di aver sentito da altra persona, si altera una sua dichiarazione troncandola del nesso che giocherebbe a sfavore. Buttare nel mucchio e manipolare frasi come queste – che in realtà hanno il solo significato originario di non sminuire la musica degli italiani, anzi di porre l’accento sulle relazioni fra stili e linguaggi, e non di segnalare «analogie» univoche, specie da parte di un interprete fra i massimi ammiratori e frequentatori di Mozart, come egli infatti dimostra – in pagine contro Mozart, suona come puro abuso di un grande nome a proprio uso e consumo. Semplicemente vergognoso (http://www.famedisud.it/riccardo-muti-spiega-limportanza-d…/).

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