Mozart. La caduta degli dei. Parte II è un libro stampato alla macchia. Violate le disposizioni di legge sull’editoria

Nota bibliografico-legale

di Carlo Vitali*

Confrontando i due volumi in mio possesso rilevo quanto segue:

a) Nel primo volume (codice ISBN 9788892602755) la terzultima pagina reca l’indicazione “Finito di stampare nel mese di Aprile 2016 per conto di Youcanprint self-publishing”. “Per conto di”, cioè Youcanprint non è lo stampatore, la cui ragione sociale compare nell’ultima pagina come: “Printed in Germany by Amazon Distribution GmbH, Leipzig”. A quest’ultimo dato è premesso un ulteriore codice alfanumerico decodificato come 8817632R00271.

b) Nel secondo volume (ISBN 9788892653399) la terzultima pagina è diventata l’ultima: “Finito di stampare nel mese di Aprile 2017 per conto di Youcanprint Self-publishing”. Manca cioè del tutto l’indicazione dello stampatore.

Trattando del prodotto editoriale non periodico, categoria in cui rientra il libro a stampa, la vigente legge italiana 62/2001 (articolo 1, terzo comma) rimanda alle disposizioni di cui all’articolo 2 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, le quali prescrivono:

“Indicazioni obbligatorie sugli stampati. Ogni stampato deve indicare il luogo e l’anno della pubblicazione, nonché il nome e il domicilio dello stampatore e, se esiste, dell’editore”.

Orbene: se il primo volume rispetta tali prescrizioni benché in forma lacunosa (manca il domicilio dello stampatore, che peraltro è facilmente ricavabile: Amazonstrasse 2, Lipsia), il secondo volume ne omette una; appunto il nome dello stampatore. Non ha pregio la possibile obiezione che lo stampatore risiede in Germania, poiché all’editore Youcanprint, domiciliato a Tricase (Lecce), è applicabile la legge italiana. Ad ogni modo risulterebbero infrante anche le disposizioni di legge sull’editoria emanate dal Land della Sassonia, nel quale è collocata Lipsia. Infatti la Sächsisches Gesetz über die Presse del 3 Aprile 1991 dispone al paragrafo 6:

“Impressum. Auf allen mittels eines zu Massenherstellung geeigneten Vervielfältigungsverfahren hergestellten und zur Verbreitung bestimmten Schriften, besprochenen Tonträgern, bildlichen Darstellungen mit oder ohne Schrift und Musikalien mit Text oder Erläuterungen (Druckwerke), die im Geltungsbereich dieses Gesetzes erscheinen, müssen deutlich sichtbar Name oder Firma und Anschrift des Druckers und des Verlegers genannt sein. Beim Selbstverlag treten an die Stelle der Angaben über den Verleger Name oder Firma und Anschrift des Herausgebers oder des Verfassers. […] (4) Für die Aufnahme des Impressums ist der Verleger, beim Selbstverlag der Herausgeber oder Verfasser.”

Si lascia ai signori Bianchini e Trombetta l’onore e l’onere della traduzione. In estrema sintesi: la legge sassone è perfino più stringente di quella italiana, e per l’autoeditoria (Selbstverlag) prevede una specifica responsabilità sussidiaria a carico dell’autore (Verfasser).

Non è apparentemente l’unico illecito di cui gli Autori si siano resi responsabili nel corso della loro avventurosa carriera pubblicistica. Nel loro precedente libello Figaro: L’Aria della Contessa, Sondrio, 2008 (pubblicazione autofinanziata sul Web) essi riproducono varie immagini di tardi apografi manoscritti delle Nozze di Figaro senza citare, come d’obbligo, l’autorizzazione della biblioteca concedente, ossia la Österreichische Nationalbibliothek di Vienna.

Esistono, come ben sa ogni serio ricercatore, due tipi di autorizzazione: per uso di studio – di regola gratuita o quasi – e per uso di pubblicazione, ottenibile dietro pagamento dei relativi diritti e impegno a fornire le previste copie di deposito del proprio futuro prodotto editoriale; ad esempio articolo, libro o registrazione sonora. Hanno i signori Bianchini e Trombetta adempiuto queste condizioni? Si noti che in prefazione al sullodato libello essi confessano candidamente: “Questo nostro studio che ci ha impegnato per alcuni mesi non sarebbe stato possibile senza il contributo di tre cari amici che ringraziamo: il prof. Giorgio Taboga e suo figlio Agostino Taboga per averci fornito i microfilm dei manoscritti della Biblioteca di Vienna […]”. Di fatto, quelle da loro pubblicate sono rudimentali stampe in negativo che chiunque, con tecnologia ormai obsoleta da parecchi anni, poteva realizzare istantaneamente da un lettore di microfilm. Non occorre Sherlock Holmes per intuire come si siano svolte le cose: per dirla in una lingua a loro sgradita, si tratta di Raubkopien.


* alias il Gazzettante, già descritto in questi termini diffamatori dai signori Bianchini e Trombetta: “Noi non pubblichiamo clandestinamente, ma il nostro è un libro edito in Italia da un editore italiano e stampato su carta, sempre che il Gazz. sappia com’è fatto un libro, o ne abbia mai sfogliato uno. La pubblicazione avviene in Italia, la distribuzione NON è esclusiva di AMAZON, tanto che il libro si può comprare in libreria come qualsiasi altro volume. Le notizie del Gazzettante sono perciò false”. Al lettore imparziale il giudizio su chi scriva il falso.

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