Joseph Haydn: Concerti per Esterházy
Concerti per violino Hob. VIIa:1 e 4, per violoncello Hob. VIIb:1
Primo violino e direzione: Amandine Beyer
Violoncello: Marco Ceccato
Gli Incogniti

Harmonia Mundi France HMM 902314


Alla tesi liquidatoria di Charles Rosen (delirante per partito preso, come talora accade ai grandi maestri) secondo la quale Haydn avrebbe “fallito nelle forme drammatiche dell’opera e del concerto”, si oppongono con la testarda evidenza dei fatti L’ArmidaIl mondo della luna e il concerto per violoncello in Do maggiore; quest’ultimo un capolavoro giovanile composto presumibilmente fra il 1761 e il 1765 e riscoperto poco più di mezzo secolo fa. Se la cronologia di Hoboken e Robbins Landon è corretta, si tratterebbe di una notevole anticipazione del classicismo maturo anche rispetto ai lodati modelli milanesi e mannheimiani.

Ciò soprattutto grazie all’introduzione di idee accessorie che spezzano la conformità delle ripetizioni e all’estensione anche al terzo movimento della forma di Allegro-di-sonata in luogo del consueto Presto 3/8 a mo’ di ouverture teatrale. Degna di nota è pure la complessa figurazione melodica dell’Adagio, generata dal nucleo di un motivo ornamentale.

Di questo incantevole movimento preferiamo semmai la lettura meditativa e cantabile di Jean-Guihen Queyras con la Freiburger Barockorchester; ma certo quella più declamata qui offertane di Marco Ceccato non manca di fascino proprio nella chiave di una teatralità che anche nei due movimenti esterni ricorda l’estroversa burbanza del basso buffo.

Nei due concerti per violino la brava Amandine Beyer pigia del pari sul pedale brillante a scapito dei levigati scambi fra solista e orchestra di solito associati allo stile galante; la pattuglia di dieci archi più oboi e corni a coppie risponde con entusiasmo al suo impeto direttoriale. Forse la presa di suono privilegia fin troppo l’alacre clavicembalo di Anna Fontana, ma nel complesso l’effetto presenza è avvincente, e se la parrucca del giovane Haydn ne esce scompigliata, tanto peggio per la tradizione esecutiva.